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Introduzione al problema dell'obesità

Secondo le statistiche della World Health Organization (WHO) l’obesità rappresenta uno dei maggiori problemi di salute pubblica, tanto da essere considerata un pericoloso fenomeno dilagante che, solo per attenersi a cifre nazionali riguardo all’Italia, negli ultimi 5 anni si è raddoppiato raggiungendo i 5 milioni di malati cronici.

La cronicità di questa delicata problematica fisiologica, psicologica, culturale e socialmente globalizzata col cosiddetto junk food, cibo-spazzatura – “Il corpo obeso occidentale e lo scheletro del terzo mondo sono il prodotto dello stesso sistema alimentare” – è un aspetto fondamentale e non trascurabile per lo studio e la ricerca di soluzioni. Ragion per cui bisogna diffidare di ogni indicazione dietologica miracolistica, che per sua natura ignora proprio la cronicità della malattia, e che per contro va seguita e curata nel tempo con tutti i pendant, le ricadute e le correlazioni ad altre patologie ampiamente diffuse, come: cardiopatie, diabete e ipertensione arteriosa.

All’obesità concorrono anche fattori genetici (gene PTER, gene NPC1, gene MAF, questo ultimo controlla la produzione dell’insulina, del glucagone e dei peptidi simil-glucagone che hanno un effetto sul senso di sazietà) e, in maniera preponderante, lo stile di vita, che non prescinde mai da una pessima cultura della tavola, da cui si produce sistematicamente un disordine alimentare, intrecciando insieme una squilibrata assunzione calorica all’inattività fisica.

Da qui la piattaforma ideale per scatenare una serie di disfunzioni alimentari basilari, che sin dall’infanzia si mettono in moto dentro il circolo vizioso del disagio psicologico, cui conseguono determinate e complicatissime alterazioni del comportamento alimentare nell’adolescente e così anche nell’adulto.

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